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Francy, il guerriero nato due volte!

Era l’estate del 2014 quando in radio passava una canzone di Lucio Dalla… “Futura”. Non l’avevo mai sentita anche perché non è proprio della mia epoca.

Le parole mi facevano sognare… è una canzone molto bella e anche un po’ malinconica, ma con la speranza di un finale fantastico: “chissà chissà domani, su che cosa metteremo le mani…aspettiamo che ritorni la luce, di sentire una voce, aspettiamo senza avere paura domani”.
Io le associavo al sogno di vedere il mio nuovo bambino alla sorpresa di come sarebbe stato.

La gravidanza non è stata facile… quindi riposo, quasi da subito a casa… i dubbi e le ansie per la villocentesi, gli esami che non andavano bene, fino a quando decisero di ricoverarmi per una scarsa crescita fetale.

…E così passano i giorni tra esami, visite e l’incertezza di sapere quello che sarebbe successo.

Passano 20 giorni. Era aprile, sarebbe dovuto nascere a giugno.
In quei giorni ho conosciuto altre mamme nella mia situazione, abbiamo fatto gruppo e condiviso le nostre paure e i nostri sogni.
Qualche pancione non ce l’ha fatta e quando succedeva a noi cresceva l’ansia con l’incredulità che potesse capitare tutto ciò …

Ho conosciuto Paola la mia compagna di stanza, Maddalena la giornalista, Cinzia la trigemellare e lei, Isabel, arrivata una notte di corsa perché il suo cucciolo aveva troppa voglia di nascere e così in un paese che non era nemmeno il suo a 24 settimane era nato…
Noi ci preoccupavamo di tutte e ci immedesimavamo in tutte, come se tutte fossimo le mamme dello stesso unico bambino…

Poi un giorno arriva la Ginecologa responsabile del reparto, entra in stanza e con la borsa in mano pronta per andare a casa mi dice: “Domani cesareo tocca a voi (nota: a me e al mio bambino), è arrivato il momento, non possiamo più aspettare”
E allora le lacrime esprimono mille emozioni, ansia, felicità, insicurezza e preoccupazione…

Francesco nasce. Quando Riky, suo papà, chiede come stesse il piccolo, la Dottoressa risponde: “L’abbiamo dovuto  rianimare. Adesso è in Terapia Intensiva Neonatale”.
Io sento tutto e torno in camera confusa…  Non capisco e non posso alzarmi dal letto… Quella notte non dormo e così comincio a chiudermi in un silenzio di tomba … Non mi sembra una situazione reale … Non è giusto!

Il giorno dopo  vado a conoscere Francy.
Lo vedo ma non lo posso toccare è lì dentro chiuso in una navicella spaziale.. Ma è mio? Ho paura a chiedere qualcosa … Mi danno il kit per tirarmi il latte..
Francy ancora non mangia ma fra poco forse inizierà … è pelle e ossa ed ogni volta che respira sembra che gli esca il polmone dalla cassa toracica..
Sei mamma ma non lo sei così ti senti ad avere un bimbo in terapia intensiva. Passano i giorni, ti svegli alle 6, parti da casa e alle 7 sei già al Buzzi anche se la terapia intensiva apre alle 9 … Ma tu stai lì ti siedi e vedi passare tutti dottori che ti salutano, persone che ormai conosci e aspetti il tuo momento di entrare…
Lo prendo in braccio per la prima volta… Mi sembra di carta… Ho le braccia irrigidite e non mi muovo per non creargli problemi.

Un giorno arrivo in reparto, è domenica. Un colpo: Francy non è più nella sua culla… E’ salito di grado perché sta meglio e così l’hanno messo nel lettino coi i vestiti per la prima volta! Che emozione, mi sembra che sia nato di nuovo… Piano piano tra alti e bassi ci avviciniamo al traguardo, facendo un passo avanti e magari due indietro …
Hai paura a chiedere informazioni su tuo figlio… Hai paura di disturbare… Hai paura di sapere… Piangi…

Passa il tempo e finalmente ci mandano a casa… Sono felice ! Saluto tutti e mi emoziono come al solito…

L’esperienza di avere un figlio prematuro ti cambia la vita e arricchisce il tuo bagaglio per sempre…ti aiuta ad apprezzarla di più!
Loro sono dei guerrieri e noi dobbiamo essere forti come loro!

“[…] aspettiamo che ritorni la luce, di sentire una voce, aspettiamo senza avere paura domani”. (Lucio Dalla)

Mary mamma di Francy